È da circa dieci anni che i media ci tengono informati sugli sviluppi del progetto TAV Torino-Lione e delle relative proteste, ma cos'è l'alta velocità? A cosa serve? L'alta velocità, sostanzialmente, prevede lo spostamento su rotaia ad una velocità massima di 250km/h, nonostante l'obiettivo attuale delle amministrazioni sia quello di arrivare a superare possibilmente i 300 km/h. L'utilità di base del TAV Torino-Lione sarebbe quella di aprire più rapide ed efficaci vie di comunicazione e commerciali. Eppure dal 2000 in poi il traffico di merci e passeggeri tra Francia e Italia è calato. Alcuni esperti però sostengono che il traffico si andrebbe ad incrementare soltanto dopo la costruzione dell'infrastruttura.  Ma allora perché si protesta? Cosa si vuole ottenere? Si può dire che le proteste siano nate insieme alla TAV e lo scopo principale di tali manifestazioni sia quello di far venire a galla i vari problemi oscurati dall'imponente progetto e cercare di bloccarlo. Vi è come principale motivo del movimento No TAV la pericolosità di tale opera per via degli ingenti costi e dei danni che provocherebbe alla salute. Per quanto riguarda i costi, non possiamo dar tutti i torti ai militanti No Tav quando affermano che: "la TAV è uno spreco di soldi, rischiamo di pagarlo con altri sacrifici". Infatti  nel dossier presentato all'UE nel 2010 i costi a carico dell'Italia girano attorno ai 35 miliardi. Sapendo poi che in Italia i costi delle linee ad alta velocità sono sempre aumentati moltissimo rispetto ai preventivi (le spese della Roma-Firenze sono cresciute di 6,8 volte, quelle della Firenze-Bologna di 4 volte, quelle per la Milano-Torino di 5,6 volte) possiamo dedurre che l'infrastruttura verrebbe a costare moltissimo. Per quanto riguarda la salute invece, i militanti No Tav protestano perché la montagna, che si andrebbe a forare per creare il tunnel, avrebbe al suo interno amianto e uranio, che insieme alle polveri dei detriti (attualmente non vi è un luogo adatto dove depositarli) nuocerebbero gravemente alla salute dei Val Susini. Altro problema è l'ennesimo abbrutimento di un paesaggio già precedentemente deturpato. A rispondere a tali affermazioni è stato il ministro dell'Ambiente Clini, intervistato dal "Messaggero" di domenica 4 Marzo, affermava che: “In Val Susa non si corre alcun rischio ambientale, [...] siamo alle prese con una protesta di un Comitato che si autoaccredita come rappresentante della Valsusa e non tiene conto che la prima valutazione dell'impatto ambientale è durata più di otto anni. Il progetto attuale è radicalmente diverso da quello iniziale”. Dunque tali proteste: “avrebbero il solo obbiettivo di tentare di intimidire le istituzioni e di intimidire lo sviluppo”.  Alla base di tali proteste, comunque, nonostante non sia facile valutare chi stia agendo in modo giusto e chi in modo sbagliato, si nota tanta rabbia di fondo e un popolo insoddisfatto dei suoi governanti, delle istituzioni e quindi della situazione creatasi attualmente nel nostro paese. (Giulia Raus; Giuseppe Della Corte)