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Vallejo Balda, santo o criminale? In un giorno non troppo lontano, un cristiano antisemita accusava di deicidio, stoltezza e perfidia un rabbino giusto e saggio.
Hula Hope “Hula Hope, death is a matter of time” è un cortometraggio sci-fi. Il trailer un capolavoro: regia, luci, ombre e musica classica sono così abilmente amalgamate tra loro da riuscire ad incantare e stupire, permettendo allo spettatore di perdersi nel tempo.
Timbutku vince i Cesar Timbuktu del regista africano Abderrahmane Sissako ha trionfato prepotentamente alla quarantesima edizione dei premi César 2015. L'egemonia cinematografica degli Stati Uniti e la relativa cerimonia degli Oscar ha fatto sì che pochi parlassero della Francia. Infatti, per chi non ne fosse a conoscenza, il premio César è il più importante riconoscimento cinematografico francese.

Timbuktu del regista africano Abderrahmane Sissako ha trionfato prepotentamente alla quarantesima edizione dei premi César 2015. L'egemonia cinematografica degli Stati Uniti e la relativa cerimonia degli Oscar ha fatto sì che pochi parlassero della Francia. Infatti, per chi non ne fosse a conoscenza, il premio César è il più importante riconoscimento cinematografico francese. Ben sette i César vinti dalla pellicola “Timbutku”: miglior film, miglior regia, miglior soggetto, migliore fotografia, miglior montaggio, migliori musiche e migliori suoni.

 

La pellicola è girata dal regista mauritano Sissako e affronta un tema delicato e profondamente attuale: il fondamentalismo islamico. Un umile e semplice pastore di bestiame vive con la propria famiglia nei pressi di Timbutku, in Mali, quando la vita quotidiana del villaggio viene sconvolta dall'arrivo delle forze armate dei guerriglieri jiadhisti dell'ISIS.

 

Il film è di un realismo impressionante e riesce a far entrare lo spettatore in una storia drammatica e vera, una pellicola che tocca il cuore e smuove le coscienze, una vera e propria opera d'arte che non può lasciare nessuno indifferente.

 

È inoltre la prima volta che a vincere il prestigiosissimo premio César sia un regista africano. Sissako riesce a far risorgere un cinema non solo profondamente etico ma anche e soprattutto immensamente affascinante. Il fascino della ricerca e dello stupore. Una pellicola che ha lo scopo di far entrare lo spettatore nella drammaticità dell'esistenza sopravvivendo e sperando.

 

Sissako riesce inoltre, pur senza volerlo, a mostrare l'abissale differenza tra le sceneggiature occidentali e quelle di meno noti artisti africani o asiatici. Sceneggiature di film come Birdman mostrano la fragilità dell'uomo occidentale, apparentemente sicuro di sé, ma profondamente alla ricerca di uno scopo in un mondo così nichilista da apparire persino grottesco. Per sopravvivere a ciò l'uomo occidentale ama commedie nere, per ridere sulla propria vita apparentemente insensata. Dall'altra parte gli sceneggiatori africani ed asiatici si ritrovano a filmare l'oppressione di regimi che tentano violentemente di sradicare la semplicità e la libertà di popoli che vivono alle periferie del mondo. Ma proprio nella periferia del mondo sopravvive una genuina speranza, l'immagine di un'umanità abbandonata dal mercato e oppressa da uomini infami, ma cosciente di sé e colma di semplicità e verità. (Giuseppe Della Corte)